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Un secolo di treni italiani in...
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Un secolo di treni italiani in Jugoslavia tra guerra e pace

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Descrizione

Uno degli argomenti che fino ad oggi è stato trattato solo marginalmente nei libri di materia ferroviaria e nelle riviste specializzate riguarda i rotabili di proprietà delle Ferrovie dello Stato (F.S.) finiti in Jugoslavia.
Tra i principali motivi di questo passaggio si possono annoverare cause belliche ed il susseguirsi di ripetuti sconvolgimenti dei confini italiani orientali, dapprima nel 1918 con la dissoluzione dell’Impero Austro-Ungarico, poi nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale e nuovamente nel 1954, con la fine del Territorio Libero di Trieste.
Questi cambiamenti, causa di tanta sofferenza nelle popolazioni di nazionalità diversa che convivevano, e che tuttora convivono nei territori in questione, hanno comportato anche uno spostamento tra Stati e tra amministrazioni ferroviarie susseguitesi nei decenni, dei mezzi rotabili intesi sia come “prede belliche” sia a titolo di riparazione dei danni di guerra.
Uno dei paesi storicamente più legati al sistema ferroviario italiano fu sicuramente la Jugoslavia, paese confinante con l’Italia lungo i margini nord-orientali, che nel 1991 si dissolse in vari stati, la Slovenia, la Croazia, la Bosnia-Erzegovina, la Macedonia e successivamente, nel 2006, la Serbia e il Montenegro e per concludere, nel 2008 con il Kossovo, tuttora non riconosciuto come stato indipendente da molti paesi, compresi alcuni stati membri dell’Unione Europea. Le ragioni di questo legame vanno ricercate nella storia: i territori dell’ex Impero Austro-Ungarico, tra cui una parte dell’odierna Slovenia, passarono all’Italia nel 1918 e rimasero sotto il controllo italiano fino al 1945.
In questo breve, ma per le Ferrovie italiane intenso e significativo periodo, caratterizzato dal loro rilancio e sviluppo, anche le zone lungo gli allora confini orientali non furono escluse da importanti cambiamenti in ambito ferroviario. In particolare, si annovera l’elettrificazione delle linee, l’introduzione della trazione elettrica, sia con locomotori elettrici che elettromotrici, l’utilizzo di locomotive a vapore F.S. di costruzione italiana, che sostituivano o integravano quelle di origine austriaca ivi già presenti e l’avvento delle prime automotrici a combustione interna. Tutti questi cambiamenti avrebbero influito considerevolmente anche sull’evoluzione e lo sviluppo delle Ferrovie jugoslave nel dopoguerra.
Il compito che questo volume si prefigge è quello di trattare in dettaglio un argomento poco conosciuto e fino ad oggi alquanto ignorato dall’editoria ferroviaria, quello dei rotabili italiani in Jugoslavia. L’autore non sarà sempre in grado di fornire risposte certe ed inequivocabili sui passaggi di proprietà dei rotabili avvenuti quasi settant’anni fa, quando svariati rotabili delle F.S. passarono all’amministrazione jugoslava, facendo perdere così, almeno in apparenza, ogni loro traccia. Attingendo agli archivi italiani nonché a quelli croati, sloveni e federali jugoslavi (ora serbi), sono emersi alla luce interessanti documenti, informazioni e dati, che dovrebbero almeno in parte fugare dubbi e completare la storia di questi mezzi.
Questo volume copre il periodo che va dal 1905, anno di costituzione della Compagnia di Antivari che avrebbe costruito la prima linea ferroviaria in Montenegro, passando al 1937 - anno delle prime corse prova di automotrici F.S. in Jugoslavia, sino al 1947, la firma del trattato di pace tra l’Italia e la Jugoslavia. Una parte consistente del volume è dedicata al periodo bellico e tratta della presenza delle F.S. nei territori occupati della Slovenia, della Dalmazia e del Kossovo, delle varie Delegazioni appositamente istituitevi e dei rotabili blindati italiani approntati espressamente per l’utilizzo nelle zone occupate, di interesse ai cultori di storia militare.
Il libro è corredato da materiale iconografico, per la maggior parte inedito, e da una ricca documentazione storica proveniente da vari archivi e musei d’Italia, Slovenia, Croazia e Serbia, nonché archivi privati.

Autore: David Jelercic
Pagine: 260
Copertina cartonata
Anno: 2017

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