Aghi, macachi e marmotte
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Aghi, macachi e marmotte

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9,00 €


Descrizione

Attraverso la metafora del dizionario, il libro racconta il mondo dei treni con verve e ironia, trasformando parole ferroviarie note e meno note in brevi storie del viaggiare. Una terminologia asettica, figlia di un linguaggio tecnico e gergale, diventa quindi più umana grazie alla visione proposta dallautore.

Il libro è organizzato come un vero e proprio vocabolario: per ogni lemma, oltre alla definizione, si offre al lettore una chiave interpretativa dei paesaggi reali e simbolici del mezzo che ha fatto la storia della mobilità, il treno.

Alla tipica struttura ordinata del dizionario si accompagna un linguaggio brioso e ironico, giocato su immagini surreali, calembour e falsi aneddoti. Lautore destruttura i simboli degli addetti ai lavori e, grazie al potere creativo della parola, svela la formula per vedere in modo inedito i treni, le stazioni, le ferrovie.

Il ricavato della vendita della pubblicazione, sostiene le attività di inclusione sociale delle persone senza dimora svolte dalla cooperativa EC Edizioni ed in particolare la pubblicazione del giornale di strada trimestrale "Shaker, pensieri senza dimora" scritto dagli stessi redattori di strada partecipanti al laboratorio di scrittura del Binario 95.

(dalla prefazione di Stefano Bartezzaghi)
Ho una parente che vive in Francia: quando è un po' di tempo che non ha occasione di parlare in italiano le scappa detto «sono in treno di fare questa cosa», perché in francese dove noi mettiamo il gerundio dicono «en train de». Quando si è in treno ci si distrae, il poeta Valerio Magrelli chiama quella una «vice- vita». Anche il linguaggio ferroviario vive di innocui deragliamenti, l'accelerato era lentissimo, un biglietto può essere senza biglietto e muovere il macaco è un'operazione di un certo rilievo.
Da questo libro ho imparato a conoscere interessati risvolti di aghi, macachi e marmotte, sono passato per la traccia e la treccia e la Freccia, mi sono annotato l'affascinante rodiggio e per stasera mi ripropongo un innocente svio. Nella mia classificazione mentale dei treni, poi, non esistono ipsilon e prefissi o suffissi esotici: i treni si chiamano ancora locale, accelerato, diretto, espresso, rapido, nomi che più o meno vagamente si adattano anche alle consumazioni al bar. Non mi piace, insomma, che il gergo ferroviario cerchi suggestioni anglofone e di marketing simili a quelle che già ci annoiano in tanti altri settori: e ci danno il rodiggio e rompono il materiale rotabile.


Autore: Roberto Scanarotti;
Illustrazioni: Alessia Roselli;
Pagine: 128.
 

Dettagli del prodotto

L071

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